Marco Almaviva. 2017. Cinquant’anni di pittura

invito Almaviva

Marco Almaviva

2017. Cinquant’anni di pittura

dal 13 maggio al 10 giugno 2017

Inaugurazione

venerdì 12 maggio ore 18

Spazio46 di Palazzo Ducale, GENOVA

Lo Spazio46 di Palazzo Ducale a Genova inaugura, venerdì 12 maggio alle 18.00, la mostra Marco Almaviva. 2017. Cinquant’anni di pittura.

In mostra le opere realizzate dal pittore Marco Almaviva dalla fine degli anni novanta ad oggi, frutto di un lunga ricerca pittorica che ha inizio a Genova negli anni settanta denominata Filoplastica, una vera e propria metamorfosi della precedente Tonaltimbrica, i tratti grafici forti e aggressivi, propri del mondo tonaltimbrico, diventano morbidi e galleggianti e la componente del filamento conferisce alla struttura dei dipinti: leggerezza, luminosità e una impalpabile paradossale plasticità.

La mostra rimarrà allestita fino al 10 giugno e sarà visitabile dal martedì alla domenica, dalle 16.00 alle 19.00

Organizzazione:

ART Commission Events

con la collaborazione di: Associazione Art Commission

con il patrocinio di Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura

Main Sponsor: Management General Bulk srl.

orari: dal 13 maggio al 10 giugno 2017

da martedì a domenica dalla 16.00 alle 19.00 ingresso libero

Spazio46 di Palazzo Ducale, piazza Matteotti, Genova

info: artcommissionevents@gmail.com

Biografia dell’artista

1934

Marco Almaviva nasce a Novi Ligure (Alessandria). Suo padre, Armando Vassallo, uno dei primi scultori novecentisti, primo maestro e amico fraterno di Francesco Messina, è una delle figure più rappresentative di quel ristretto insieme di esperienze figurative che esprimono potenzialità di ricerca e istanze di originalità in gran parte refrattarie ai temi del classicismo e arcaico/modernizzanti divenuti egemoni in Italia negli anni Trenta. Quando Vassallo da Genova si trasferisce a Novi, ha al suo attivo la partecipazione a due edizioni della Biennale di Venezia (1928 e 1930), alla Exposition des Arts Décoratifs di Parigi del 1925; è in contatto e ha collaborato con i maggiori esponenti del campo artistico e culturale, da Wildt a Martini, da Edgar Wood a Rino Valdameri, a Pastrone e D’Annunzio, con il manifesto per la edizione sonora del kolossal Cabiria. In questo periodo Vassallo ha ormai già esplicitato il suo dissenso nei confronti delle scelte del regime nel campo artistico, che lo porterà alla contestazione diretta nei confronti dei massimi esponenti del regime, con la conseguente sua uscita dal circuito delle esposizioni pubbliche. L’ultima esposizione documentata di Vassallo è del settembre 1933, assieme ad Arturo Martini, con cui condivide le esigenze di rinnovamento della scultura e dell’arte italiana. La vicenda drammatica del padre sarà per Almaviva uno dei motivi all’origine di quel processo demistificazione nei confronti dell’ufficialità artistica che ha caratterizzato l’intera sua attività.

1963-66

Almaviva frequenta a Milano lo studio di Brera di Francesco Messina. Nello stesso periodo entra in contatto con Ghiringhelli della Galleria de “il Milione”, conosce Kaisserlian, Buzzati, Carrà e Fontana. L’esperienza milanese conduce precocemente Almaviva a definire il suo percorso artistico, parallelamente ad un incondizionato vaglio critico di quanto acquisito, sia nel campo artistico, che su un piano più vasto, in relazione ad ogni concezione che si ponesse come visione integrale del mondo. L’esigenza di una ricerca autonoma, che in quanto tale preclude la possibilità dell’adozione di “linguaggi” già noti, compresi anche quelli delle avanguardie, trova la sua spinta propulsiva in un nucleo di considerazioni che ruotano attorno alla constatazione fondamentale dell’immersione dell’esistente esperibile in una sfera, quella del biologico, dominata dalla violenza e dalla sopraffazione, nei cui confronti l’intero campo delle proprie acquisizioni, dell’arte e delle proiezioni metafisiche appare elusorio o consolatorio. Di fronte al dramma dell’esistenza, del dominio della zoé, l’intero dibattito coevo sull’arte (avanguardia o tradizione; figurativo o astratto) e sul suo ruolo appare ad Almaviva secondario.

1967-68

Almaviva elabora la Tonaltimbrica, che consente di tradurre in modo originale il carattere di insopprimibile antagonismo biologico dell’esistente. La sua struttura formale consiste nella riduzione agli estremi delle due componenti costitutive: l’elemento “tonale”, la base coloristica che individua le masse sullo sfondo, e l’elemento “timbrico”, la trama di colore puro, secca ed ispida, che struttura la base cromatica, conferendole un particolare effetto aggressivo, di proiezione delle forme verso l’osservatore. A Milano Almaviva espone Palpito primordiale alla Rotonda Besana, e tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Einarte in Corso Buenos Aires.

1969-70

A Genova fonda la Galleria Amaltea, centro di documentazione della propria attività. Si precisa l’esigenza di un percorso autonomo, anche attraverso un confronto dialettico con le nuove avanguardie che nella città ligure hanno uno dei loro centri di elezione.

1971-79

Nel 1971 nasce la Filoplastica, la cui struttura formale rappresenta il defluire del codice acuminato della Tonaltimbrica, in un’atmosfera di sospensione e di impalpabilità del segno pittorico, attraverso un filamento sinuoso e sottile che vivifica, in un rapporto simbiotico, l’elemento tonale del fondo. L’esito filoplastico costituisce il parziale superamento dell’impasse data da una condizione di testimonianza e di denuncia senza esito, rappresentata dalla poetica della Tonaltimbrica, verso la prefigurazione – possibile in quanto la Filoplastica stessa si pone in una prospettiva laica di apertura conoscitiva – di una globalità che assorbe la stessa dimensione del biologico, riconducendola alla manifestazione di una materia cristallina, indefinitamente plastica e impalpabile. Prosegue a Genova l’attività di definizione teorica della Filoplastica, rivendicando piena autonomia rispetto alle correnti artistiche dominanti e nei confronti della critica allora considerata militante, attraverso un’intensa attività espositiva che si è concretizzata fino ad oggi in 50 mostre personali.

1979-2017

Continua la sua attività e di ricerca in Toscana nella sua casa/laboratorio di Buggiano precisando i suoi interessi anche nei confronti delle pratiche di promozione culturale delle istituzioni pubbliche e museali, sia verso un’analisi degli sviluppi odierni del dibattito sull’arte sul piano internazionale, nonché delle consuetudini e dei percorsi di legittimazione operati dell’attuale establishment critico.

EGI cm. 50 x60 2016 NESE cm. 40 x 50 2016